Il ruolo dei farmaci omeopatici nella terapia di supporto al paziente oncologico. Pochi sanno che la medicina omeopatica può essere di valido aiuto ai pazienti ai quali è stato diagnosticato un tumore e che quindi devono affrontare un percorso difficile e lungo che li sottoporrà, il più delle volte, ad intervento chirurgico, chemioterapia, radioterapia. Perché dunque ricorrere anche all’omeopatia in questi casi?
Gli stessi pazienti, ancora troppo pochi ahimè, che ne hanno fatto uso durante i trattamenti necessari alla cura del tumore, hanno riscontrato un miglioramento dello stato generale di salute, la diminuzione della stanchezza, della nausea e del vomito: tutti effetti cosiddetti collaterali della terapia antitumorale. Due sono i problemi principali che vengono segnalati: i disturbi cognitivi e la stanchezza, che in tali circostanze può essere dovuta a diverse cause – il timore degli esami diagnostici e dei trattamenti, la paura del futuro, la depressione – ma anche la malattia stessa, l’intervento chirurgico qualora necessario e le chemio-radioterapie. Ovviamente esistono anche cause di stanchezza cosiddette organiche: tumore astenizzante – metastasi epatiche e cerebrali – l’insonnia, l’età, eventuali altre patologie preesistenti e l’anemia, che sviluppa un’alterata risposta al trattamento antitumorale, prolunga l’intervallo tra due sedute di chemioterapia, determina resistenza al trattamento stesso e infine rappresenta un fattore prognostico di sopravvivenza.
L’anemia che si presenta spesso con astenia fisica e mentale, freddolosità, dispnea, palpitazioni, ipotensione, ma anche con disturbi del sonno e della memoria, può venire curata da farmaci omeopatici, che saranno diversi in base al sintomo presentato o all’associazione di disturbi segnalati dal paziente e alla sua costituzione.
La stanchezza, sia da causa organica che funzionale, può essere trattata
omeopaticamente con riscontri positivi, determinando una migliore
“sopportazione” delle terapie allopatiche in essere. E’ importante supportare
il paziente anche al momento in cui riceve la notizia della malattia, e a
seconda della modalità di reazione e della costituzione del soggetto, avremo
dei validi alleati nei farmaci omeopatici che renderanno certamente più agevole l’accettazione e la metabolizzazione della
malattia.
In base alla localizzazione dell’intervento
chirurgico che eventualmente si dovrà effettuare – seno, apparato digerente,
prostata, cervello, organi intratoracici – si potranno assumere omeopatici
specifici ad azione antinfiammatoria, analgesica, atti a ridurre l’edema,
l’ematuria, la cefalea, il linfedema e i tempi di cicatrizzazione delle ferite
chirurgiche.
Per chi deve sottoporsi alla radioterapia è
possibile prevenire e curare le radiodermiti,
che rappresentano uno degli effetti collaterali della terapia radiante. Ottime risposte si hanno nel trattamento di fastidiosi sintomi a carico
dell’apparato gastroenterico che spesso accompagnano il percorso terapeutico
dei pazienti oncologici e mi riferisco alle afte, stomatiti, nausea, vomito e
diarrea, spesso talmente intensi ed invalidanti da rendere necessaria la
temporanea sospensione della terapia oncologica. L’omeopatia è per tutte queste condizioni un
supporto efficace e scevro di effetti collaterali.
Gli stessi pazienti che hanno fatto uso dei
rimedi omeopatici per tali problematiche rimangano stupiti di fronte al
tangibile e rapido miglioramento dei loro disturbi “collaterali”, tanto da
chiedersi perché l’assunzione di questi farmaci viene riservata ai pochi eletti
che ne vengano a conoscenza per casi spesso fortuiti, un oncologo preparato
anche omeopaticamente o più spesso il consiglio di un amico che avendo vissuto
la stessa devastate esperienza di malattia tumorale ha trovato giovamento nella
contemporanea assunzione di farmaci omeopatici. Il più delle volte invece
l’aiuto omeopatico non solo non è consigliato ma addirittura viene ostracizzato
liquidando la questione con un semplice: non serve a nulla o non ci sono
evidenze scientifiche.
False
entrambe le affermazioni, la
prima perché basta il semplice controllo medico del paziente, trattato anche omeopaticamente, mediante
l’esame obbiettivo, un esame emocromocitometrico e la raccolta delle
informazioni riguardanti i disturbi presentati prima e dopo l’intervento
omeopatico, per smentirla. La seconda poiché le evidenze scientifiche ci sono e
riguardano studi effettuati in moltissimi paesi del mondo, ma purtroppo vengono
pubblicizzati sempre e soltanto quelli che definiscono i risultati da terapia
omeopatica assimilabili all’effetto placebo.
E comunque se milioni di persone nel mondo si curano
omeopaticamente e riacquistano la salute grazie all’effetto placebo
dell’omeopatico, che ricordo è un farmaco scevro da effetti collaterali,
a me va bene lo stesso, io ho raggiunto il mio scopo: guarire.
Voglio infine ricordare, per amore di verità,
che in moltissimi paesi del mondo, alcuni neanche troppo lontani perché al di
là delle Alpi, vedi Francia, Austria, Germania ma anche i paesi dell’Est
Europa, i medicinali omeopatici come terapia di supporto del malato oncologico non
solo vengono usati da anni, ma addirittura negli Ospedali e nelle Strutture
Pubbliche, con il valore aggiunto di non far gravare economicamente sul
paziente le terapie complementari di supporto.
Ancora una volta l’esempio di civiltà e democrazia
ci viene dall’estero dove ognuno può e ha la possibilità di scegliere come
curarsi nel miglior modo possibile, con minori effetti collaterali, e senza
doversi indebitare per il Diritto
alla Salute.
